Community project
Santa Rosa de Cuevo (Bolivia)
marzo 2023
Progetto coreografico svolto come un fieldwork, Atlas Guaranì, Nuevos Gestos del siglo XXI è stato ospite della quarta edizione del Festival internacional de las Artes de Santa Rosa, festival pensato e costruito su misura di Santa Rosa de Cuevo, remoto villaggio Guaraní sito nell’area del Chaco Boliviano.
L’esperienza si è articolata attraverso incontri ed elaborazioni di azioni coreografiche con gli abitanti del luogo: bambine e bambini, giovani e adolescenti, gruppi di lavoratrici e lavoratori, anziani e famiglie sono stati coinvolti nella ricerca e nell’elaborazione di un patrimonio gestuale fatto di sguardi e condivisioni, posture e modi di fare.
L’incontro e lo scambio continuo di gesti e pratiche a limite tra conoscenza ed esperienza ha trovato nella specialità del luogo l’incipit e il puntcum per elaborare un’opera collettiva e condivisa sul senso della sacralità del gesto “ascoltato” che appartiene ad ogni individuo, abitante del mondo.
Il processo di creazione, fondato sulla relazione nascente tra l’artista e tutti i partecipanti, ha favorito la nascita di un ambiente dove valorizzare e riscoprire le proprie capacità, maestrie, debolezze. Le posture, i racconti, gli abiti e le abitudini hanno composto un atlante per conoscersi, agire, riflettere e praticare attraverso i linguaggi del corpo, focalizzandosi in ultimo sulla restituzione di uno scambio tra arte e realtà.
Negocio de gestos
Su invito del Centro Nazionale di Produzione della danza Virgilio Sieni, nell’ambito di Atlas Guaranì, Nuevos gestos del siglo XXI, Anna Castelli e Franco La Cecla, due ricercatori già uniti dalla ricerca di interrelazione tra arti e antropologia, passano due settimane in una piccola “aldea” del Chaco boliviano, un villaggio di venti case di fango e paglia, Santa Rosa del Cuevo, per lavorare insieme alla coreografa Delfina Stella in un progetto che intende creare un atlante di gesti attraverso azioni coreografiche condivise con la comunità.
Questa volta sono gli strumenti della danza che permettono loro di esplorare il contesto, di tirare fuori dai gesti individuali e collettivi qualcosa che sono abituati a fare in genere con il fieldwork, con interviste, osservazione partecipata, shadowing e note di campo. Il gesto precede la parola. Un singolo gesto è un inizio per capire una comunità.
Delfina interroga direttamente i corpi degli abitanti, chiedendo loro di ripetere e di rielaborare i gesti quotidiani, le posture, i movimenti che le tessitrici fanno al telaio, le negozianti di carni con le merci, i bambini nei giochi, nel cammino di chilometri tra scuola e casa, i saggi del paese nel muovere le mani discorrendo. Senza parole sono le braccia, le gambe, i fianchi, le bocche, gli sguardi, il toccare e il reciproco toccarsi a raccontare la comunità di indios guaranì, di una delle zone più aspre e magnifiche di altopiano di macchie e tronchi di quebracho. Durante le due settimane nell’osservare e registrare il processo ci si rende conto che esiste una maniera di vivere dove il cielo abbacinante dalle nuvole velocissime, il calore, le sabbie che tutto pervadono, le abitazioni in adobe sagomano i corpi e li dirigono secondo delle direttrici precise. I corpi degli infanti, come delle bambine e dei bambini e degli adolescenti, come degli adulti, donne e uomini sono generati dal terreno, se ne servono come luogo di composizione dello scenario quotidiano, vi si stendono, vi si accasciano, vi si seggono, vi tracciano le proprie impressioni e le cancellano. La sabbia argillosa e rossa è il palcoscenico di ogni rappresentazione.
La comunità li interroga: raccontateci di voi. E li costringe a chiedersi: che siamo venuti a fare qui? È possibile che questo non sia l’ennesimo episodio di appropriazione, di estrattivismo culturale?
La risposta sta nella capacità di restituzione di quello che apprendiamo, nel “commercio di gesti”, nel “negocio de gestos”, che intercorre tra noi e la comunità. Se siamo capaci di ridare ai suoi componenti il riflesso dei loro gesti nei nostri occhi e il valore che essi hanno come relazione speciale che attraverso di essi ha la comunità con il suo mondo, allora il nostro esser qui trova senso.
Se ci si pensa un attimo, si tratta di rovesciare la relazione, di fare in modo che sia un vero commercio, che i ricercatori si servano dei danzatori e questi dell’abitudine degli osservatori a fare paragoni con altri mondi conosciuti e osservati. Che entrambi si servano della comunità per capire un mondo diversissimo dal loro, che la comunità si serva degli ospiti e degli stranieri, sia gli stranieri che danzano che quelli che stanno con gli occhi sgranati a osservare e registrare per imparare a guardarsi dal di fuori, per cogliere nella propria quotidianità ciò che distingue questa comunità da qualunque altra al mondo e che nello stesso tempo la fa diventare preziosa per il resto del mondo.
I gesti colti nello scorrere dei giorni, inclusi nei giochi collettivi e rielaborati nelle coreografie sono stati documentati in un lavoro video che verrà presentato alla comunità durante i giorni del Festival Internacional de las Artes.

CREDITS
Da un’idea di Virgilio Sieni e Delfina Stella
Coreografia e realizzazione sul campo Delfina Stella
Lavoro di campo Anna Castelli, Franco La Cecla
Musica eseguita dal vivo Lida Romero (viola), Marco Facchini (violino), Coro Palmarito
Con la comunità di abitanti di Santa Rosa de Cuevo
Prodotto da Centro Nazionale di Produzione della danza Virgilio Sieni
Progetto realizzato nell’ambito di Festival Internacional de las Artes de Santa Rosa diretto da Mimmo Roselli